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Le novità nel decreto sulla sicurezza relative alla videosorveglianza
La previsione per le amministrazioni locali contenuta nel decreto 11/2009 sulla sicurezza

Sdoganata la videosorveglianza

Immagini in alta definizione conservate per sette giorni

Tratto da ItaliaOggi del 27 febbraio 2009


Sdoganata la videosorveglianza comunale anche per il contrasto della sicurezza urbana con possibilità di registrare immagini ad alta definizione da conservare per almeno 7 giorni.
E via libera con riserva alle ronde dei cittadini associati per il presidio del territorio, ma solo dopo la definizione dei loro ambiti operativi di intervento. Sono queste le principali novità di interesse per gli enti locali contenute nel dl 23 febbraio 2009, n. 11, pubblicato sulla GU n. 45 del 24/02/2009, ed in vigore da mercoledì scorso. Con un semplice tratto di penna si è risolto il dilemma di molti comuni che hanno impegnato ingenti risorse da destinare ad impianti di videosorveglianza del centro abitato. Le immagini raccolte ora possono essere utilizzate anche per la tutela della sicurezza urbana e conservate fino ai sette giorni successivi alla rilevazione, fatte salve ulteriori esigenze tecniche.
L’importante novella sulla videosorveglianza è contenuta nell’art. 6/7° e 8° del dl sui reati sessuali, nel titolo dedicato al controllo del territorio. L’utilizzo limitato delle tecniche di videosorveglianza locale derivava da una attenta lettura del codice privacy e dalle conseguenti indicazioni del garante. In buona sostanza la legittimità delle riprese effettuate dalla polizia municipale è sempre stata collegata alle finalità tradizionali dei comuni ovvero il controllo del traffico, la prevenzione degli atti vandalici in determinate zone, ma mai attività di indagine e di tutela della sicurezza urbana.
Questa finalità, infatti, è di recente istituzione e deriva dal pacchetto sicurezza ovvero dal dl 92/2008, convertito nella legge 125/2008 che ha riformulato l’art. 54 del tuel. In pratica con l’attribuzione al sindaco del nuovo potere di ordinanza in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana, il legislatore ha ammesso la partecipazione diretta dei comuni a questioni prima riservate a polizia e carabinieri.
Con il dm 5 agosto 2008, il Ministro dell’interno ha definito specificamente anche cosa si intende per sicurezza urbana, ovvero “un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani”.
Ora riconoscere ai comuni la possibilità di utilizzare la videosorveglianza per la tutela della sicurezza urbana equivale assimilare gli impianti tecnici in disponibilità ai comuni a quelli in uso da polizia e carabinieri.
Il primo risultato apprezzabile sarà innanzitutto quello di non dover più utilizzare immagini a bassa definizione. Ma anche di poter conservare i dati registrati per un lasso di tempo ragionevole in relazione alla possibili implicazioni giudiziarie derivanti dalla videoregistrazione. Resta però necessario, per i comuni, assolvere a tutte le complesse burocrazie in materia di videoregistrazione previste solo per loro dal codice privacy.
Più fumo che arrosto per quanto riguarda invece la questione delle ronde. I sindaci, specifica infatti lo stesso art. 6/3° del dl, previa intesa con il prefetto possono avvalersi della collaborazione di associazioni di cittadini per il monitoraggio del territorio. La vera novità è in senso limitativo. La carta costituzionale e la normativa ammettono già ampiamente questa attività ausiliaria, tra l’altro confermata anche da varie disposizioni regionali sperimentate da anni.
Ora però sarà più difficile attivare le ronde. Le associazioni dovranno infatti essere iscritte in un apposito elenco monitorato e saranno preferite quelle costituite tra appartenenti alle forze dell’ordine in pensione. Inoltre per questa attività non dovrà esserci alcuna partecipazione economica dello stato a favore delle associazioni non qualificate. In ogni caso spetterà al Ministro dell’interno disciplinare dettagliatamente l’operatività delle ronde, i requisiti delle associazioni e tutte le attività di dettaglio di questi nuovi volontari.

Stefano Manzelli